Messaggio
Missione italiana all'ONU | Stampa |
Lunedì 26 Ottobre 2026 23:25

 

CONCLUSA LA MISSIONE ALL'ONU DEL MOVIMENTO INTERNAZIONALE DI SOLIDARIETÀ COL POPOLO SAHARAWI. GLI INTERVENTI DAVANTI ALLA IV COMMISSIONE DELL'ASSEMBLEA GENERALE DELLA DELEGAZIONE ITALIANA

Si è conclusa nei giorni scorsi la missione del movimento internazionale di solidarietà con il popolo saharawi a New York, in occasione della riunione della IV Commissione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite per le questioni politiche e la Decolonizzazione, in attesa del voto imminente del 31 ottobre sulla Missione Minurso, fondamentale per i negoziati e l'autodeterminazione del popolo Saharawi. La missione era composta da attiviste e attivisti provenienti da Belgio, Italia, Svizzera, Francia, Giappone, Colombia, Spagna. Per l'Italia erano presenti Federica Petti, vicesindaca di Campi Bisenzio, in rappresentanza dei 127 Comuni italiani impegnati nell'accoglienza dei bambini e delle bambine saharawi, e Amelia Pecoretti, attivista e specializzanda in diritto internazionale dell'associazione Hurria, come rappresentante della Rete Saharawi; della delegazione faceva anche parte Francesco Bastagli, già rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per il Sahara Occidentale e responsabile della MINURSO. I componenti della missione sono stati auditi dalla IV Commissione che alla fine dei lavori ha adottato, con 152 voti a favore, due contrari e sette astensioni, la risoluzione annuale sulla questione del Sahara occidentale, riconoscendone la necessità di una risoluzione che sia accettabile da entrambe le parti.
Intervenendo in aula davanti ai rappresentanti dei 193 paesi membri dell'ONU, Petti e Pecoretti hanno ribadito l'importanza delle comunità e delle istituzioni locali nella costruzione di legami di solidarietà duraturi e la necessità di denunciare le violazioni dei diritti umani nei territori occupati del Sahara Occidentale; Bastagli ha richiamato invece le responsabilità politiche internazionali nello stallo del processo di autodeterminazione.
Agli interventi in aula la missione ha affiancato un intenso lavoro con le rappresentanze diplomatiche all'ONU, attraverso incontri e interlocuzioni con le rappresentanze di Italia, Francia, Stati Uniti, Timor Leste, Cuba, Mozambico, Sudafrica, Spagna, Irlanda, Cina, Giappone e altri Paesi, oltre a rappresentanti delle Nazioni Unite e della Croce Rossa Internazionale e della società civile.

“La causa del popolo Saharawi merita tutta la nostra attenzione e tutto il nostro sostegno, nonostante il silenzio opprimente che rischia di cancellare un intero popolo e di nascondere le continue violenze che subisce da decenni - afferma la vicesindaca Petti - Non è possibile nel 2026 parlare ancora di colonialismo. Per questo non si può più aspettare oltre, la storia ci richiamerà alle nostre responsabilità. Sono stata onorata di rappresentare i tanti comuni italiani che appoggiano la causa saharawi: la politica deve scegliere da che parte stare. Noi abbiamo scelto di stare dalla parte del diritto internazionale, della diplomazia, del rispetto dei diritti umani e della pace”.


“In una fase storica in cui il diritto internazionale è sempre più manifestamente subordinato alle logiche di potere, portare all’attenzione della Quarta Commissione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite le violazioni dei diritti umani nel Sahara Occidentale Occupato è un'urgenza e un dovere - sottolinea Pecoretti - Il Piano di autonomia proposto dal Marocco, nella sua formulazione attuale, rappresenta una chiara e manifesta violazione del diritto all’autodeterminazione del popolo Sahrawi e non offre alcuna soluzione alle preoccupanti violazioni dei diritti umani. Il piano rischia, al contrario, di aggravare tali violazioni e di alimentare un’escalation del conflitto, anche a livello regionale”.

“Come Rete Saharawi riteniamo fondamentale continuare a sostenere e rafforzare questo lavoro, costruendo alleanze tra istituzioni, associazioni e realtà internazionali. Dopo oltre cinquant'anni, il popolo saharawi attende ancora di poter esercitare il proprio diritto all'autodeterminazione. La solidarietà concreta che i nostri territori esprimono da decenni deve continuare ad accompagnarsi a una forte iniziativa politica. Non possiamo permettere che il trascorrere del tempo trasformi una questione di decolonizzazione irrisolta in una situazione accettata e dimenticata. Il diritto internazionale deve tornare al centro e le Nazioni Unite devono assumersi fino in fondo le proprie responsabilità” spiega Valentina Roversi, presidente della Rete Saharawi.